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utente anonimo in E' da moltissimo che...
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Adesso lo devo scrivere di nuovo?
mi sembra di aver già parlato di ricorrenze una volta.... io ODIO il natale... come direbbe puffo brontolone... o era quattr'occhi?
e soprattutto quest'anno, lo odio... perchè non posso raggiungere Bari... e non perchè voglio il caldo focolare domestico natalizio... c'è mia sorella & family lì, e ci sarebbe tutt'al più il caotico ingorgo davanti alla porta del cesso...
Per me natale è sinonimo di nostalgia... nostalgia di qualcosa che non hai più e non potrai più avere - è la bambina ingenua che se n'è andata e al suo posto ha lasciato una cinica stronza - E' il ricordo dell'attesa di un giorno speciale che poi tanto svanisce - è il sabato del dì di festa di Leopardi, perchè diman tristezza e noia recheran l'ore, ed al travaglio usato ciascuno in suo pensier farà ritorno - è la follia collettiva che ti fa innervosire, se tu, povero mortale, vuoi andare in giro e non puoi, e devi accuratamente evitare il centro preso d'assalto - è il senso di colpa se decidi di non passare il "natale in famiglia" (quale famiglia?) se non ti senti a tuo agio nella fiera del perbenismo... e mandi un cordiale fanculo ad un altro natale...
E per concludere, mi sparo Ungaretti con il suo "Natale" che più d'ogni altra cosa si addice ai pensieri che affollano la mia mente:
Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade
ho tanta stanchezza sulle spalle
lasciatemi così
come una cosa posata
in un angolo
e dimenticata
Se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso.
Ti ho trovata lungo il fiume
che suonavi una foglia di fiore
che cantavi parole leggere, parole d'amore
ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso
ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso.
Rosa gialla rosa di rame
mai ballato così a lungo
lungo il filo della notte sulle pietre del giorno
io suonatore di chitarra io suonatore di mandolino
alla fine siamo caduti sopra il fieno.
Persa per molto persa per poco
presa sul serio presa per gioco
non c'è stato molto da dire o da pensare
la fortuna sorrideva come uno stagno a primavera
spettinata da tutti i venti della sera.
E adesso aspetterò domani
per avere nostalgia
signora libertà signorina fantasia
così preziosa come il vino così gratis come la tristezza
con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.
T'ho incrociata alla stazione
che inseguivi il tuo profumo
presa in trappola da un tailleur grigio fumo
i giornali in una mano e nell'altra il tuo destino
camminavi fianco a fianco al tuo assassino.
Ma se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso.
Giorni fa ascoltavo questa canzone in macchina andando a lavoro, e mi sono venute le lacrime agli occhi. E’ una di quelle che mi hanno sempre commosso forse perché se ci si sofferma ad analizzarla, dietro la poesia figurativa si celano dei simboli ricchi di significato… primo fra tutti la libertà innata dell’individuo, che non deve essere fatta a pezzetti… da una società che intrappola la bella ragazza - che libera suonava una foglia di fiore - e le impone il suo bel tailleur grigio fumo… che lentamente uccide la libertà e la fantasia… Forse mi commuove perché ho nostalgia di quella ragazza e ho paura stia svanendo insieme ai suoi sogni.

canne mosse dal vento del Poetto